Crisi monetaria

In periodi di depressione la domanda del capitale da prestito, produttivo d’interesse [<=], è domanda di mezzi di pagamento e niente altro; in nessun caso è domanda di denaro come mezzo di acquisto. Il tasso dell’interesse può salire molto in alto, indipendentemente dal fatto che vi sia sovrabbondanza o penuria di capitale reale – capitale produttivo e capitale-merce. La domanda di mezzi di pagamento è una semplice domanda di convertibilità in denaro, quando i commercianti e i produttori possono offrire delle garanzie sufficienti; è una domanda di capitale monetario [<=] quando ciò non si verifica, quando cioè un anticipo di mezzi di pagamento dà loro non solo la forma monetaria, ma l’equivalente che loro manca, sotto una forma o l’altra, per il pagamento. È un principio fondamentale della produzione capitalistica che il denaro si contrappone alla merce [<=] quale forma autonoma del valore, ossia che il valore di scambio deve assumere nel denaro una forma autonoma, e ciò è possibile unicamente quando una merce determinata diventa la materia al cui valore si devono commisurare tutte le altre merci, cosicché proprio perciò diventa la merce universale, la merce par excellence in contrapposizione a tutte le altre merci.

Ciò si deve manifestare – soprattutto presso le nazioni capitalistiche sviluppate, che sostituiscono il denaro in grandi quantità – in due modi: da un lato mediante operazioni di credito, dall’altro mediante moneta di credito. In periodi di depressione, quando il credito si restringe oppure cessa del tutto, il denaro improvvisamente si contrappone in assoluto a tutte le merci quale unico mezzo di pagamento e autentica forma di esistenza del valore. Di qui la svalorizzazione generale delle merci, la difficoltà, anzi l’impossibilità di trasformarle in denaro, ossia nella loro forma puramente fantastica. In secondo luogo, la moneta di credito stessa è denaro unicamente nella misura in cui rappresenta, in assoluto, nell’importo del suo valore nominale, il denaro effettivo. Con il deflusso dell’oro, la sua convertibilità in denaro, ossia la sua identità con l’oro reale, diventa problematica. Di qui misure coercitive, aumento del tasso dell’interesse ecc. al fine di assicurare le condizioni di questa convertibilità. Ciò può essere più o meno portato a eccessi mediante un’errata legislazione fondata su errate teorie del denaro e imposta alla nazione [<=] nell’interesse di trafficanti di denaro.

Ma la causa prima si trova nel fondamento stesso del sistema di produzione. Una svalorizzazione della moneta di credito (senza parlare dell’eventualità, del resto puramente immaginaria, che essa perda le sue caratteristiche di denaro) scuoterebbe tutti i rapporti esistenti. Il valore delle merci viene quindi sacrificato al fine di salvaguardare l’esistenza immaginaria e indipendente di questo valore del denaro. Come valore in denaro esso in generale è sicuro soltanto fino a che è sicuro il denaro. Per qualche milione in denaro devono essere sacrificati molti milioni di merci. Ciò è inevitabile nella produzione capitalistica e costituisce una delle sue attrattive. Nei modi di produzione precedenti ciò non si verifica perché, data la ristrettezza della base su cui si muovono, non si sviluppa né il credito, né la moneta di credito. Fino al punto in cui il carattere sociale del lavoro appare come l’esistenza monetaria della merce, e quindi come una cosa al di fuori della produzione reale, le crisi monetarie sono inevitabili, indipendentemente dalle crisi reali o come aggravamento di esse. D’altra parte è evidente che, fino a quando il credito di una banca non viene scosso, essa attutisce in tali casi il panico accrescendo la moneta di credito, mentre lo accentua quando invece la ritira. Tutta la storia dell’industria moderna dimostra che in realtà, se la produzione interna fosse organizzata, il denaro sarebbe richiesto soltanto per il saldo del commercio internazionale, ogniqualvolta il suo equilibrio fosse momentaneamente alterato. Che il mercato [<=] interno non abbia ormai più bisogno della moneta metallica, lo dimostra la sospensione dei pagamenti in contanti delle cosiddette banche nazionali, sospensione a cui si ricorre in tutti i casi estremi come all’unico rimedio.

[k.m.]