Credito #1

La merce che funziona come misura del valore e quindi anche come mezzo di circolazione, è denaro.

a) [Questo] perpetuum mobile della circolazione viene immobilizzato, da moneta diventa denaro, appena la serie delle metamorfosi viene interrotta, e la vendita non è integrata da una compera successiva. Il denaro si pietrifica in tesoro e il venditore di merci diventa tesaurizzatore.

b) Il denaro funziona come mezzo ideale di compera. La figura di valore della merce, il denaro, diventa ora fine a sé stesso della vendita, per una necessità sociale che sgorga dalle condizioni stesse del processo di produzione.

La moneta di credito proviene immediatamente dalla funzione del denaro come mezzo di pagamento; con l’estendersi del credito si estende la funzione del denaro come mezzo di pagamento. Come tale, esso riceve forme proprie di esistenza, con le quali inabita nella sfera delle grandi transazioni commerciali.

Solo sul mercato mondiale il denaro funziona in pieno come quella merce la cui forma naturale è allo stesso tempo forma immediatamente sociale di realizzazione del lavoro umano in abstracto. Il suo modo di esistenza diventa adeguato al suo concetto.

La natura non produce da una parte possessori di denaro o di merci e dall’altra puri e semplici possessori della forza lavorativa. Questo rapporto non è un rapporto risultante dalla storia naturale e neppure un rapporto sociale che sia comune a tutti i periodi della storia. Esso stesso è evidentemente il risultato d’uno svolgimento storico precedente, il prodotto di molti rivolgimenti economici, del tramonto di tutta una serie di formazioni più antiche della produzione sociale. Le condizioni storiche d’esistenza per il capitale non sono affatto date di per sé stesse con la circolazione delle merci e del denaro. Esso nasce soltanto dove il possessore di mezzi di produzione e di sussistenza trova sul mercato il libero lavoratore come venditore della sua forza-lavoro e questa sola condizione storica comprende tutta una storia universale. Quindi il capitale annuncia fin da principio un’epoca del processo sociale di produzione.

Con la produzione capitalistica si forma una potenza assolutamente nuova, il sistema del credito, che ai suoi inizi s’insinua furtivamente come modesto ausilio dell’accumulazione, attira mediante fili invisibili i mezzi pecuniari, disseminati in masse maggiori o minori alla superficie della società, nelle mani di capitalisti individuali o associati, diventando però ben presto un’arma nuova e terribile nella lotta della concorrenza e trasformandosi infine in un immane meccanismo sociale per la centralizzazione dei capitali. Nella misura in cui si sviluppano la produzione e l’accumulazione capitalistica, si sviluppano la concorrenza e il credito, le due leve più potenti della centralizzazione.

Il sistema del credito pubblico, cioè dei debiti dello Stato, le cui origini si possono scoprire fin dal Medioevo a Genova e a Venezia, s’impossessò di tutta l’Europa durante il periodo della manifattura, e il sistema coloniale col suo commercio marittimo e le sue guerre commerciali gli servì da serra. Così prese piede anzitutto in Olanda. Il debito pubblico, ossia l’alienazione dello Stato – dispotico, costituzionale o repubblicano che sia – imprime il suo marchio all’era capitalistica. L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che passi effettivamente in possesso collettivo dei popoli moderni è … il loro debito pubblico. Di qui, con piena coerenza, viene la dottrina moderna che un popolo diventa tanto più ricco quanto più a fondo s’indebita. il credito pubblico diventa il credo del capitale.

Il debito pubblico diventa una delle leve più energiche dell’accumulazione originaria: come con un colpo di bacchetta magica, esso conferisce al denaro, che è improduttivo, la facoltà di procreare, e così lo trasforma in capitale, senza che il denaro abbia avuto bisogno di assoggettarsi alla fatica e al rischio inseparabili dall’investimento industriale e anche da quello usurario. In realtà i creditori dello Stato non danno niente, poiché la somma prestata viene trasformata in obbligazioni facilmente trasferibili, che in loro mano continuano a funzionare proprio come se fossero tanto denaro in contanti. Ma anche astrazion fatta dalla classe di gente oziosa, vivente di rendita, che viene così creata, e dalla ricchezza improvvisata dei finanzieri che fanno da intermediari fra governo e nazione, e fatta astrazione anche da quella degli appaltatori delle imposte, dei commercianti, dei fabbricanti privati, ai quali una buona parte di ogni prestito dello Stato fa il servizio di un capitale piovuto dal cielo, il debito pubblico ha fatto nascere le società per azioni, il commercio di effetti negoziabili di ogni specie, l’aggiotaggio: in una parola, ha fatto nascere il giuoco di Borsa e la bancocrazia moderna.

Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). Con i debiti pubblici è sorto un sistema di credito internazionale che spesso nasconde una delle fonti dell’accumulazione originaria di questo o quel popolo. Parecchi capitali che oggi si presentano negli Stati Uniti senza fede di nascita sono sangue di bambini che solo ieri è stato capitalizzato in Inghilterra.

Il credito è una forma di circolazione creata direttamente dal capitale – che scaturisce in maniera specifica dalla natura del capitale. Indicare la differentia specifica costituisce sia uno sviluppo logico che una chiave per la comprensione di quello storico. Noi troviamo anche storicamente, in Inghilterra per esempio, (ed anche in Francia), [tentativi] di sostituire il denaro con titoli, d’altra parte di conferire al capitale, finché esiste nella forma del valore, una forma creata puramente da esso stesso, e infine tentativi di fondazione del credito nel momento stesso della comparsa del capitale. “Il banchiere … differisce dal vecchio usuraio… per il fatto che egli presta al ricco e raramente o mai al povero. Quindi nel prestare egli rischia di meno, e può permettersi di farlo alle condizioni più vantaggiose; e, per entrambi i motivi, egli evita l’odio popolare che colpisce l’usuraio” [F.W. Newmann, Lectures on Political Economy, London 1851].

La forma del tesoro è soltanto la forma di denaro che non si trova in circolazione, di denaro la cui circolazione è interrotta e che perciò viene conservato nella sua forma di denaro. Quanto allo stesso processo di tesaurizzazione, esso è comune a tutta la produzione di merci, e come fine a sé stesso ha una sua parte soltanto nelle forme precapitalistiche non sviluppate di essa. Ma qui il tesoro appare come forma del capitale monetario e la tesaurizzazione come un processo che accompagna temporaneamente l’accumulazione del capitale, perché e in quanto il denaro figura qui come capitale monetario latente; perché la tesaurizzazione, lo stato di tesoro del plusvalore che è presente in forma di denaro, è uno stadio preparatorio procedente al di fuori del ciclo del capitale, funzionalmente determinato, per la trasformazione del plusvalore in capitale realmente operante.

Ma finché permane in stato di tesoro, esso non opera ancora come capitale monetario, è ancora capitale monetario che giace ozioso; non come prima, interrotto nella sua funzione, bensì non ancora idoneo alla sua funzione. Noi prendiamo qui l’accumulazione monetaria nella sua forma originaria reale, come effettivo tesoro in denaro. Essa può esistere anche nella forma di semplice avere, di crediti del capitalista che ha venduto M’ [capitale-merce]. Quanto alle altre forme, nelle quali questo capitale monetario latente nel frattempo esiste anche in figura di denaro che genera denaro, ad esempio come deposito fruttifero in una banca, in cambiali o in carte-valori di qualsiasi specie, esse non rientrano qui. Nella prima epoca della produzione capitalistica la moneta di credito ha una parte nulla o insignificante: questo è il corso della storia.

Sono state contrapposte l’una all’altra economia naturale, economia monetaria ed economia creditizia, come le tre caratteristiche forme economiche di movimento della produzione sociale. Queste tre forme non rappresentano fasi di sviluppo equivalenti. La cosiddetta economia creditizia non è altro che una forma dell’economia monetaria, in quanto ambedue le definizioni esprimono funzioni o modi di circolazione tra i produttori stessi. Nella produzione capitalistica sviluppata, l’economia monetaria appare ormai soltanto come fondamento dell’eco­nomia creditizia.

Economia monetaria e economia creditizia corrispondono così soltanto a differenti gradi di sviluppo della produzione capitalistica, ma non sono per nulla forme differenti e autonome di circolazione, di fronte all’economia naturale. Appartiene al credito il fatto che il capitalista, ad es., depositi in conto corrente fruttifero, presso una banca, il denaro che via via si accumula.

Per mezzo del fondo di ammortamento, nel quale secondo la misura del logorìo del capitale fisso il valore di questo rifluisce al suo punto di partenza, una parte del denaro circolante forma di nuovo tesoro – per un tempo più o meno lungo – nelle mani dello stesso capitalista, il cui tesoro all’acquisto del capitale fisso si era trasformato in mezzo di circolazione e allontanato da lui. È una ripartizione, che varia costantemente, del tesoro esistente nella società, il quale opera alternativamente come mezzo di circolazione e poi di nuovo viene separato come tesoro dalla massa del denaro circolante.

Con lo sviluppo del credito, che procede di necessità parallelamente allo sviluppo della grande industria e della produzione capitalistica, questo denaro non opera come tesoro ma come capitale, ma non nelle mani del suo proprietario bensì in quelle di altri capitalisti a disposizione dei quali è posto. Il sistema creditizio, come il capitale commerciale, modifica la rotazione (ciclo riproduttivo del capitale, non come fatto isolato ma come processo periodico) per il singolo capitalista. Su scala sociale, la modifica solo in quanto accelera non soltanto la produzione ma anche il consumo. In quanto il credito media, accelera e aumenta la concentrazione del capitale in una sola mano, esso contribuisce ad abbreviare il periodo di lavoro e quindi il tempo di rotazione.

[k.m.]

(da Il capitale, I, II; Lineamenti, II)