Cottimo

Alla superficie della società borghese il compenso dell’operaio appare quale prezzo del lavoro: una determinata quantità di denaro che viene pagata per una determinata quantità di lavoro. In realtà, sul mercato delle merci si pre­senta direttamente al possessore del denaro non il lavoro ma il lavoratore. Ciò che vende quest’ultimo è la propria forza-lavoro [<=]. Il lavoro stesso non ha valore. Nell’espressione “valore del lavoro” il concetto di valore non solo è del tutto obliterato, ma è rovesciato nel suo opposto. Tuttavia queste espres­sioni immaginarie derivano dagli stessi rapporti di produzione. Sono catego­rie di forme fenomeniche di rapporti sostanziali. L’economia politica ha mu­tuato dalla vita di tutti i giorni, senza sottoporla a nessuna critica, la categoria “prezzo del lavoro”. E “prezzo del lavoro” è parimenti irrazionale come un logaritmo giallo. Ma soltanto ora l’economista volgare è completamente sod­disfatto, poiché egli è pervenuto alla profonda intuizione del borghese, il qua­le è convinto di pagare denaro in cambio del lavoro. Quindi quel che egli chiama valore (e prezzo) del lavoro è in realtà il valore (e prezzo) della forza-lavoro, la quale esiste nella personalità del lavoratore ed è differente dalla sua funzione, il lavoro. Si comprende quindi l’importanza decisiva che ha la metamorfosi del valore e del prezzo della forza-lavoro nella forma di sa­lario [<=], ossia in valore e prezzo del lavoro stesso. Su questa forma fenomenica che rende invisibile il rapporto reale e mostra precisamente il suo opposto, si fondano tutte le idee giuridiche dell’operaio e del capitalista, tutte le mistifi­cazioni del modo di produzione capitalistico, tutte le sue illusioni sulla liber­tà, tutte le chiacchiere apologetiche dell’economia volgare.

Il salario assume a sua volta forme svariatissime, circostanza che non si può conoscere nei compendi di economia, i quali, brutalmente interessati alla ma­teria, trascurano ogni differenza di forma. La vendita della forza-lavoro ha luogo sempre per periodi determinati di tempo. La forma mutata in cui si pre­sentano immediatamente il valore giornaliero, il valore settimanale, ecc., della forza-lavoro è quindi la forma del salario a tempo. Il salario a cottimo non è altro che una forma mutata del salario a tempo. A prima vista pare nel salario a cottimo che il valore d’uso venduto dall’operaio non sia il funzionamento della sua forza-lavoro, il lavoro vivente, ma lavoro già oggettivato nel prodot­to, e che il prezzo di questo lavoro non sia determinato come nel salario a tempo, ma dalla capacità di rendimento del produttore. Ma è chiaro in sé e per sé che la differenza nella forma del pagamento del salario non muta nulla alla sua natura, benché una forma possa essere più favorevole di un’altra allo sviluppo della produzione capitalistica. Il salario a cottimo è la forma di sala­rio che più corrisponde al modo di produzione capitalistico. Esso serve di leva per il prolungamento del tempo di lavoro e per la riduzione del salario. Nelle fabbriche il salario a cottimo diventa regola generale perché in esse il capitale non può estendere la giornata lavorativa [<=] altro che aumentando l’intensità del lavoro. La forma del salario a cottimo è irrazionale come quella del salario a tempo. In realtà il salario a cottimo non esprime immediatamente alcun rap­porto di valore. Non si tratta di misurare il valore dell’articolo mediante il tempo di lavoro in esso incorporato, ma, viceversa, di misurare il lavoro speso dall’operaio mediante il numero dei pezzi da lui prodotti.

Il salario a cottimo offre al capitalista una misura ben definita dell’intensità del lavoro. Soltanto il tempo di lavoro che si incorpora in una quantità di mer­ce determinata in precedenza, e stabilita secondo esperienza, è considerato tempo di lavoro socialmente necessario e viene pagato come tale. Dato il sa­lario a cottimo è naturalmente interesse personale del lavoratore impegnare la propria forza-lavoro con la maggiore intensità possibile, il che facilita al capi­talista un aumento del grado normale dell’intensità. Ed è allo stesso modo nell’interesse personale del lavpratore prolungare la giornata lavorativa, perché così cresce il suo salario giornaliero o settimanale. Nel salario a cotti­mo il prezzo del tempo di lavoro è bensì misurato mediante una determinata quantità di prodotti, ma il salario giornaliero o settimanale varia con la diffe­renza individuale dei lavoratori. Qui si verificano dunque grandi differenze nel­le entrate reali dei lavoratori a seconda della diversa abilità, forza, energia, per­severanza, ecc., dei lavoratori individuali. Il maggior campo d’azione che il sa­lario a cottimo offre all’individualità tende, da un lato, a sviluppare l’indivi­dualità e con ciò il sentimento della libertà, l’autonomia e l’autocontrollo de­i lavoratori, dall’altro, a sviluppare la concorrenza fra di loro, degli uni contro gli altri. Esso ha perciò la tendenza ad abbassare il livello medio dei salari mediante l’aumento dei salari individuali al di sopra del livello stesso.

La qualità del lavoro è qui controllata dall’opera stessa, la quale deve posse­dere bontà media, se il prezzo a cottimo dev’essere pagato in pieno. Il salario a cottimo diventa da questo lato fonte fecondissima di detrazioni sul salario e di truffe capitalistiche. Siccome qui la qualità e l’intensità del lavoro sono controllati dalla forma dello stesso salario, si rende superflua buona parte del­la sorveglianza del lavoro. Questa forma costituisce quindi la base tanto del moderno lavoro a domicilio quanto di un sistema di sfruttamento e di oppres­sione gerarchicamente articolato. Quest’ultimo ha due forme fondamentali. Da una parte, il salario a cottimo facilita l’inserimento di parassiti fra capita­lista e lavoratore salariato, cioè il subaffitto del lavoro [lavoro interinale o in leasing]. Il guadagno degli intermediari deriva esclusivamente dalla differenza fra il prezzo del lavoro pagato dal capitalista e quella parte di questo prezzo che essi lasciano realmente pervenire al lavoratore [lavoro in affitto, sistema del caporalato]. Dall’altra parte, il salario a cottimo permette al capitalista di concludere con il capo-operaio un contratto per tanti e tanti articoli a un prezzo, per il quale il capo-operaio stesso si assume l’arruolamento e il pagamento dei suoi operai ausiliari. Lo sfruttamento dei lavoratpri da parte del capitale si attua qui me­diante lo sfruttamento del lavoratore da parte del lavoratore. Se il lavoratore non possiede la capacità media di rendimento, se quindi non è in grado di fornire un determinato minimo di opera giornaliera, lo si licenzia.

[k.m.]