Capitali molteplici

Capitali molteplici
(forme di funzione)
Il modo di produzione capitalistico è una forma particolare e storicamente determinata della produzione di mer­ci, la forma nella quale essa perviene al suo compimento, dunque anche al pieno sviluppo delle sue potenzialità contraddittorie. Condizione essenziale e necessaria della produzione di merci è la molteplicità dei produttori indipendenti. Ogni capitale individuale è una concentrazione più o meno grande di mezzi di produzione, con il corrisponden­te comando su un esercito più o meno grande di lavoratori. L’accumulazione allarga, con la massa aumentata della ricchezza operante come capitale, la sua concentrazione nelle mani di capitalisti individuali. L’aumento del capitale sociale si compie con l’aumento di molti capitali individuali. I capitali individuali, e con essi la concentrazione dei mezzi di produzione, crescono nella proporzione in cui costituiscono parti aliquote del capi­tale complessivo sociale. Il ciclo di ciascun capitale individuale non presuppone l’esistenza del capitale in generale. Ciascun ciclo pre­suppone altro capitale industriale nella forma generale del ciclo – cioè nella sua forma sociale, nella quale può essere considerato ogni singolo capitale industriale – perciò non soltanto come una forma di movimento comune a tutti i capitali individuali, ma contemporaneamente come forma di movimento della totalità dei capitali indi­viduali, dunque del capitale complessivo della classe dei capitalisti, un movimento nel quale quello di ogni sin­golo capitale individuale appare solo come un movimento parziale, che si incrocia con gli altri e viene da essi condizionato.
Il fatto che il capitale sociale sia uguale alla somma dei capitali individuali (compresi i capitali per azioni e il capitale statale, in quanto i governi che impiegano lavoro salariato produttivo in miniere, ferrovie, ecc., opera­no come capitalisti industriali), e che il movimento complessivo del capitale sociale sia uguale alla somma alge­brica dei movimenti dei singoli capitali industriali, non preclude affatto che tale movimento, in quanto movi­mento dei singoli capitali individuali, presenti altri fenomeni che lo stesso movimento compie, quando sia con­siderato come parte del movimento complessivo del capitale sociale, quindi nella sua connessione con i movi­menti delle sue altre parti; allo stesso tempo, vi sono problemi la cui soluzione dev’essere presupposta, nella considerazione del ciclo di un singolo capitale individuale, anziché risultarne. Le forme che il capitale assume entro i suoi stadi di circolazione sono quelle del capitale monetario e del capi­tale merce; la sua forma appartenente al suo stadio di produzione è quella di capitale produttivo. Il capitale che nel corso del suo ciclo complessivo assume e di nuovo abbandona queste forme e in ciascuna assolve la funzio­ne a essa corrispondente, è capitale industriale – “industriale” nel senso che abbraccia ogni ramo di attività con­dotta capitalisticamente.
Capitale monetario, capitale merce e capitale produttivo indicano qui soltanto particolari forme di funzione del capitale industriale, il quale le assume successivamente tutte e tre: il “ciclo del capitale” procede regolarmente solo finché le sue differenti fasi trapassano l’una nell’altra senza ristagno. In realtà, però, ogni capitale indu­striale individuale si trova contemporaneamente in tutte e tre. In un circolo che ruota costantemente, ciascun punto è contemporaneamente punto di partenza e punto di ritor­no. Tutte le parti del capitale percorrono nell’ordine il processo ciclico, si trovano contemporaneamente in stadi differenti di esso. Se interrompiamo la rotazione, allora non ogni di punto di partenza è punto di ritorno. La continuità è il contrassegno caratteristico della produzione capitalistica – del capitale sociale complessivo – ed è condizionata dal suo fondamento tecnico, e tuttavia non sempre e in ogni caso è raggiungibile. Nei capitali in­dividuali, la continuità della riproduzione viene in qualche punto più o meno interrotta. Solo nell’unità dei tre cicli è attuata la continuità del processo complessivo, anziché l’interruzione. Non solo ogni ciclo particolare presuppone, implicitamente, l’altro, ma la ripetizione del ciclo in una forma comprende il percorso del ciclo nelle altre forme. Così tutta la differenza si raffigura come una differenza pura­mente formale, o anche puramente soggettiva. Ma se non ci si arresta a questo lato formale, e si considera il nesso reale delle metamorfosi dei differenti capitali individuali, dunque di fatto il nesso dei cicli dei capitali individuali come movimenti parziali del processo di riproduzione del capitale sociale complessivo, questo nes­so non può essere spiegato dal puro e semplice scambio di forma tra denaro e merce. In quanto ciascuno di questi cicli viene considerato come forma particolare del movimento in cui si trovano dif­ferenti capitali industriali individuali, anche codesta differenza esiste sempre soltanto come differenza indivi­duale.
Il ciclo reale del capitale industriale, nella sua continuità, perciò, non è solo unità di processo di produzione e processo di circolazione, ma unità di tutti e tre i suoi cicli. Ma esso può essere tale unità solo in quanto ogni differente parte del capitale può successivamente percorrere le fasi del ciclo che si susseguono, passare da una fase, da un forma di funzione, all’altra; quindi il capitale industriale, in quanto totalità di queste parti, si trova contemporaneamente nelle differenti fasi e funzioni, e descrive così contemporaneamente tutti e tre i cicli. Nel suo insieme il capitale si trova contemporaneamente, spazialmente contiguo, nelle sue differenti fasi. Ma ciascuna parte passa costantemente, nell’ordine, da una fase, da una forma di funzione, nell’altra; opera così, nell’ordine, in tutte. Le forme sono così forme che fluiscono, la cui contemporaneità è mediata dalla loro suc­cessione. La successione di ogni parte è qui condizionata dalla contemporaneità delle parti, cioè dalla partizio­ne del capitale. La parte del capitale sociale che si trova in ogni particolare sfera della produzione è ripartita su molti capitali­sti, i quali sono contrapposti l’uno all’altro come produttori di merci indipendenti e in concorrenza fra di loro.
[k.m.]