Borsa #1

Borsa # 1
Nel 1865 la borsa rappresentava ancora un elemento secondario nel sistema capitalistico. I titoli di stato rappresentavano la grande massa dei valori di borsa, ed anche la loro quantità era ancora relativamente esigua. Accanto a questo, vi erano le banche per azioni che dominavano sul continente ed in America: in Inghilterra esse si stavano apprestando ad inghiottire le banche private degli aristocratici. Ma anche queste azioni costituivano una massa ancora relativamente insignificante. La borsa era dunque, ancora, in quei tempi, un luogo dove i capitalisti si sottraevano l’uno all’altro i capitali accumulati, ed interessava direttamente i lavoratori soltanto come nuova dimostrazione dell’universale azione corruttrice dell’economia capitalistica e come conferma delle parole di Calvino, che la predestinazione, alias il caso, decide già in questa vita della salvezza e della dannazione, della ricchezza, cioè del piacere e della potenza, e della povertà, vale a dire della privazione e della servitù.
Dopo la crisi del 1866 l’accumulazione si è sviluppata con una rapidità sempre crescente, ed in modo tale che in nessun paese industriale, ed in Inghilterra meno che altrove, l’ampliamento della produzione ha potuto seguire quello dell’accumulazione e che l’accumulazione di ogni singolo capitalista non poteva essere totalmente impiegata nell’allargamento della sua propria impresa. Ma, insieme a questa accumulazione, si è accresciuto il numero dei rentiers, della gente che era sazia della continua tensione degli affari, che non desiderava dunque che divertirsi od occupare dei posti poco faticosi di direttori o di membri del consiglio di amministrazione di società. E in terzo luogo al fine di facilitare l’investimento di questa massa fluttuante in forma di capitale monetario [?], furono create, là dove questo non era stato ancora fatto, nuove forme legali di società a responsabilità limitata e le obbligazioni degli azionisti, di cui la responsabilità era fino allora illimitata, furono ugualmente più o meno ridotte. Dopo ciò, graduale trasformazione dell’industria in imprese azionarie. Tutti i rami, uno dopo l’altro, subirono la medesima sorte. In seguito i trust, che erano imprese gigantesche a direzione comune. La solita ditta individuale è soltanto una prima tappa per portare l’impresa ad un livello sufficientemente elevato per essere “fondata”.
Lo stesso per il commercio, per le case al dettaglio, per le banche ed altri istituti di credito, anche in Inghilterra: una quantità infinita di nuove società, tutte azionarie, limited (a responsabilità limitata). Lo stesso nel campo dell’agricoltura. Le banche enormemente ingrandite, soprattutto in Germania, con ogni genere di nomi burocratici, che sempre più diventano dei creditori ipotecari: grazie alle loro azioni, la proprietà effettiva della terra è trasferita alla borsa, e ciò ancora di più quando i beni cadono in mano ai creditori. Qui, la rivoluzione agricola della coltura su grande scala agisce potentemente: se ciò continua si può prevedere il momento in cui anche il territorio dell’Inghilterra e della Francia passerà alla borsa. Gli investimenti all’estero si fanno sotto forma di azioni. La colonizzazione è oggi un’effettiva succursale della borsa, nell’interesse della quale le potenze europee si sono qualche anno fa spartita l’Africa e i francesi conquistato Tunisi ed il Tonchino. L’Africa data in appalto diretto a compagnie (Nigeria, Africa del sud, Africa tedesca sudoccidentale e Africa orientale) e Mozambico e il Natal accaparrati da Rhodes per la borsa
[f.e.]